tappa 5 – Serravalle Pistoiese / Pistoia

tappa 5 – Serravalle Pistoiese / Pistoia

Tappa 5 – Serravalle Pistoiese / Pistoia

km 11,0
dislivello salita m 244
dislivello discesa m 350

Da Serravalle Pistoiese a Pistoia – km 11,0

Un ultimo volo fra le colline che dividono Serravalle Pistoiese da Pistoia, fra boschi, file di cipressi, antiche ville, fino al convento di Giaccherino dal quale, come dal Monte do Gozo che precede Santiago, scendiamo a raggiungere il Duomo e concludere così il nostro pellegrinaggio alle reliquie di San Giacomo 
pieve di San Michele

Percorriamo Serravalle in tutta la sua lunghezza uscendo da Via Garibaldi.   Da un belvedere con due alberi possiamo scorgere, oltre le colline, la città di Pistoia.  Scivoliamo a  sinistra scendendo su via Romana fino alla trafficata provinciale 435.   Da qui scendiamo a sinistra su uno stradino a raggiungere il fondo della valletta.   Arrivati ad un gruppo di case di recente costruzione dobbiamo individuare un cancelletto posto al termine di una recinzione: lo apriamo e attraversiamo il prato per raggiungere via Castellina, la stradina sull’altro lato.   Arrivati al civico 8 (con palina della fermata autobus) dobbiamo salire a destra in uno spiazzo [sembra una proprietà privata ma possiamo entrare!]; proseguiamo su una stradina che sale nel bosco.   Prima di arrivare alla sommità dobbiamo deviare a destra su uno sterrato che procede in piano e poi scende al fondo di una piccola valle.  Prendiamo la strada che va a sinistra ed arriviamo ad un asilo nido; proseguiamo per attraversare poi un’area verde che termina sulla SR435.  La seguiamo a sinistra per 150 metri poi entriamo a sinistra nell’abitato di Stazione Masotti (km 2,6).

la Via Crucis che dal convento di Giaccherino porta a Pistoia

Percorriamo via Composizione, poi via Dori e, poco dopo, deviamo a destra su una scalinata che sale alla via Leonardo da Vinci che percorriamo a sinistra sino al termine di una ampia curva a destra.   In questo punto abbandoniamo la strada ed il borgo di Stazione Masotti: saliamo a sinistra per uno sterrato che si inoltra nel bosco e ci porta su una collinetta; dopo un tratto in falsopiano iniziamo a scendere arrivando sul fondo di una bellissima valletta; siamo entrati nel territorio dell’azienda agro faunistica di Groppoli.
Percorriamo la strada di fondovalle con a lato una fila di cipressi e saliamo dolcemente sino a raggiungere la villa di Groppoli (km 4,6). Passati sul retro scendiamo a destra su una stradina che raggiunge il fondo di un canale all’altezza di un casone in stato di abbandono.  Proseguiamo salendo a tratti nel bosco, con belle aperture sulla villa di Groppoli, sino a  raggiungere la parte alta della collina.   Seguiamo a destra uno stradello che ci porta ad un borghetto con al centro la antica Pieve di San Michele (km 5,6).  È un posto suggestivo, sulla sommità del colle: di qui si aprono vedute sulle valli che scendono dall’appennino pistoiese.

la Cattedrale di Pistoia

Imbocchiamo uno stradino con fondo un poco dissestato che scende rapidamente, a tratti anche con forte pendenza, sino alla villa storica di Agnolaccio.  Risaliamo un poco ed al bivio successivo prendiamo a sinistra e raggiungiamo l’agriturismo “A Casa nostra” che offre un servizio di bar e spuntini.   Scendiamo un poco e risaliamo a raggiungere il convento del Giaccherino (km 7,3).

Qui inizia una via Crucis che si snoda lungo l’antica strada selciata che raggiunge il borgo di Pontelungo, estrema periferia di Pistoia.  Scendiamo sul selciato, ora piuttosto sconnesso, con larghissimi panorami sulla città, la pianura di Pistoia e sull’Appennino.  Usciamo sulla strada che costeggia l’argine dell’Ombrone che seguiamo fino a raggiungere la via provinciale Lucchese che, con percorso perfettamente rettilineo di 2,5 km, raggiunge il centro di Pistoia.   Non è un bel camminare, soprattutto l’avvicinamento al centro storico nel quale entriamo in corrispondenza della rotatoria di Porta Lucchese, un grande incrocio di strade.  Imbocchiamo Via Sacconi, proseguiamo su via Puccini, poi via Madonna, poi via Orafi e infine arriviamo all’imbocco di piazza del Duomo, centro di Pistoia (km 11,0).   Sull’angolo, alla nostra destra, c’è il segnavia (mojòn) regalato dalla Xunta de Galicia per celebrare il legame Jacobeo tra la città e Santiago de Compostela.
Attraversiamo la piazza ed entriamo nel Duomo per concludere in raccoglimento il nostro pellegrinaggio alle reliquie di San Giacomo.

i servizi

PISTOIA
Accoglienza Sant’Andrea (attiva dal 15 giugno 2021) – Via Sant’Andrea, canonica della omonima chiesa. tel. 353.4272320. 12 posti, cucina, bagni e docce, area soggiorno, giardino, donativo responsabile.
Foresteria San Domenico (0,5 km dal Duomo) Via delle Logge, 4 – tel. 331 6857773 All’interno del convento di San Domenico e a due passi da piazza Garibaldi e dal centro storico, la foresteria è in grado di ospitare fino a 25 persone in camere da due a più posti letto, con spazi a comune e uso cucina, collocate in un ambiente recentemente ristrutturato nel rispetto dello stile conventuale.

Serravalle Pistoiese
Serravalle P. è servita dalla fermata di Stazione Masotti – Trenitalia – linea Pistoia – Lucca – Pisa
Blubus Copit Pistoia – linea 53 e linea 63 per Pontelungo, Pistoia e in senso inverso per Monsummano T.
Taxi – Tel. 0573.534555

Pistoia
Trenitalia – linea Pistoia – Lucca – Pisa e linea per Firenze
Blubus Copit Pistoia – linea 53 e linea 63 per Pontelungo, Serravalle Pistoiese, Monsummano T.
Taxi – posteggio sulla piazza antistante la stazione ferroviaria

Farmacia: Serravalle P., Pistoia
Ospedale: Pistoia

Bar: Serravalle P., Pistoia
Ristoranti: Serravalle P., Pistoia
Banca: Serravalle P. (Stazione Masotti), Pistoia
Ufficio Postale: Serravalle P., Pistoia
Stazione Ferroviaria: Serravalle P., Pistoia
Articoli sportivi: Pistoia
Alimentari e Supermercato: Serravalle P., Pistoia
Servizio di assistenza meccanica alle biciclette: Pistoia

i luoghi

Si incontra prima del ponte che attraversa l’Ombrone Pistoiese, di origine romana come testimoniato dalle fondamenta delle due pile in pietra e mattoni. Il borgo è dominato dal colle di Giaccherino sulla cui sommità sorge tuttora il grande complesso del convento omonimo, di epoca rinascimentale, che è stato uno dei principali seminari francescani dell’Italia centrale.

palazzo comunale

Quanto è bello passeggiare per questa antichissima città. Giustamente definita “città di pietra incantata” presenta un susseguirsi di chiese, chiostri, palazzi, musei e monumenti posti intorno a una piazza del Duomo tra le più affascinanti d’Italia.
Qui si trovano il Palazzo Comunale, il Palazzo Pretorio, la Cattedrale di San Zeno, il Palazzo dei Vescovi, il Battistero e la spettacolare torre campanaria. Il nucleo storico è raccolto entro ben tre cerchia murarie. Tra i diversi monumenti di carattere religioso si incontrano la pieve di Sant’Andrea con lo splendido pulpito di Giovanni Pisano. Piazza della Sala, “La Sala”, come la chiamano i pistoiesi, ospita il mercato cittadino ed alcune botteghe “storiche” oltre a enoteche, bar e ristoranti.
Pistoia è la capitale dei florovivaismo; è possibile visitare alcuni vivai ed è consigliabile farlo, si scopre un mondo ed una eccellenza imprenditoriale italiana.  https://www.giorgiotesigroup.it/it/accogliere/

lungo il percorso

La bella tenuta di Groppoli ci accoglie dopo una salita e ci invita ad una sosta per ammirare il vasto panorama e la tranquillità dei viali, ornati di piante di limoni, cariche di bei frutti gialli. Si tratta di un vasto complesso costituito da una fattoria, un’antica villa e diversi casali. Oggi è utilizzata prevalentemente per attività turistica, di spettacolo ma anche artistica e culturale. Luogo ambito dalle giovani coppie per la celebrazione di sfarzosi matrimoni. L’area circostante è classificata come riserva di caccia; a chi vi transitasse nelle prime ore del giorno potrebbe capitare un fugace incontro con qualcuno dei selvatici che vi abitano: cinghiali, caprioli, daini, mufloni, lepri e fagiani.

Questo “brutto arcangelo” (Salmi), detto Agnolaccio, darà il nome alla ripida via che conduce alla pieve, ma per alcuni sembra fare riferimento alle brutte fattezze della statua raffigurante san Michele Arcangelo contenuta all’interno di questo antichissimo edificio romanico che si incontra poco distante dalla villa di Groppoli.

Nel 1474 venne assegnata alla congregazione degli Humiliati, uno dei molti movimenti spirituali sorti in contrasto ai costumi rilassati e alla ricchezza diffusa spesso ostentata dal clero, propugnando un ritorno verso una vita più austera, frugale. Inizialmente condannati come eretici, furono reintegrati con bolla di Innocenzo III. L’ordine venne poi soppresso nel 1571.
Purtroppo la chiesa si trova inaccessibile e non è quindi possibile osservarne l’interno ove si conserva un pulpito datato 1193, la statua già citata raffigurante san Michele Arcangelo e un bel fonte battesimale in pietra. Un altro bel luogo in cui sostare per una breve meditazione o una preghiera.

foto di Sailko – CC BY 3.0 – wikimedia.org

La fondazione di questo grande convento e della bella chiesa di San Francesco ebbe spunto dai sensi di colpa del nobile pistoiese Gabriello Panciatichi, che volle così ammendare i peccati di usura commessi nel corso della sua attività di banchiere.
Il convento, originariamente detto “del Monte Lucense” (cioè del monte che separa da Lucca), prese poi il nome con cui è noto forse da un oste, tale Cecchino o Ceccherino, che teneva una locanda all’imbocco della ripida strada che lo raggiunge. A noi però piace più la versione secondo la quale il nome trae origine dal termine “Jacquaires” un vocabolo ancora in uso in Francia per identificare i pellegrini di San Giacomo. Questi, quasi al termine del loro pellegrinaggio, arrivando al convento dai lontani borghi del paese transalpino, proprio da qui potevano finalmente vedere per la prima volta la città di Pistoia, meta finale del loro percorso devozionale.
Il complesso comprendeva in origine una piccola chiesa, due chiostri (uno per i frati e uno per i novizi), le celle, un refettorio, una cucina e un’infermeria. Fu poi ampliato e decorato, facendone uno dei più significativi complessi francescani della Toscana.
Dal 2005 il convento è stato ceduto alla Società Rinascimento di Pistoia, che lo ha restaurato e destinato a location per eventi e cerimonie. Per visitare il convento è necessario contattare la società con largo preavviso: Tel. 0573 911229 email info@conventodigiaccherino.it
Una lunga Via Crucis scende dal convento verso Pistoia attraverso il vasto e antico uliveto (via Scala di Giaccherino).
https://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_Giaccherino

In diverse parti d’Italia si usa ancora dire “le ginocchia mi fanno giacomo giacomo“.  Qual è l’origine della frase? E’ forse in relazione al Cammino di Santiago? Sul forum del sito dell’Accademia della Crusca, Luigi Pizzilli ha pubblicato un messaggio nel quale esamina ed esprime il proprio parere sulla questione, citando le interpretazioni di illustri studiosi.   Prendendo anche spunto da altre fonti riassumo così le varie ipotesi fatte.

  1. Durante la Guerra dei Cent’anni, nel 1358, scoppiò in Francia, nella regione dell’Oise, una rivolta di contadini esasperati dal peso delle tasse e dai saccheggi continui ai quali erano sottoposti.  La rivolta si estese rapidamente alla Normandia, alla Piccardia ed al Ponthieu ma durò appena due settimane: i contadini furono sconfitti e duramente puniti nella battaglia di Clermont dalle forze guidate da Carlo II di Navarra, detto “il Malvagio”.  Negli scontri contro le milizie degli aristocratici i contadini indossavano la jacque jaco (giubba in panno o in lana irrobustita da fili di ferro).  Di qui il contadino francese fu chiamato con disprezzo “jacques bonhomme” e questa rivolta, come altre successive rivolte contadine, fu chiamata “jacquerie”.   Quindi la parola, che indicava inizialmente l’abito, passò ad indicare genericamente il contadino con l’accezione dispregiativa di  “semplicione”,  “vigliacco”.   L ’espressione “giacomo-giacomo” indicherebbe le ginocchia del contadino che tremavano per la paura di fronte all’esercito dei proprietari terrieri, dotato di armi più robuste e resistenti delle semplici “jacques”.     Da questa parola deriva l’italiana “giacca”
  2. Un ’altra interpretazione ritiene che il termine derivi in modo onomatopeico dallo scricchiolio delle articolazioni delle ginocchia o dallo strascinamento dei piedi (ciac ciac, giac giac…)
  3. Ma ci sono anche interpretazioni che legano la frase al cammino di Santiago, se pure con diversi accenti:
    – come implorazione del pellegrino verso San Giacomo, che lo aiuti a superare la stanchezza
    – come richiamo alla stanchezza dei pellegrini che arrivavano a Santiago stremati e con le gambe vacillanti
    – infine un’ultima interpretazione si fonda sulla credenza popolare secondo cui San Giacomo si incaricava di prendere l’anima del moribondo e di portarla in cielo percorrendo la strada della Via Lattea, detta per questo “strada di San Giacomo”

LA ZUCCA DEL PELLEGRINO
Appartiene alla Famiglia delle Cucurbitacee, genere Lagenaria, specie Lagenaria siceraria (o vulgaris).  Dal latino lagena = bottiglia.  Conosciuta generalmente in Italia come “zucca dei pescatori” o “zucca del pellegrino”  In francese calebasse de pelerìn, in spagnolo calabaza, in inglese bottle. A seconda della conformazione del frutto si distinguono le varietà vulgaris, clavata, depressa, maxima.
Originaria probabilmente dell’India, la sua coltivazione si è gradatamente estesa nelle zone caldo/umide in tutto il pianeta.
La Lagenaria ha assunto nel tempo e nelle varie località una notevolissima diversificazione sia nella forma che nelle misure che nel colore. In Italia era coltivata prevalentemente nelle zone umide. Ora è da considerarsi pianta a rischio estinzione.
Ovunque è tradizionalmente coltivata ed utilizzata per farne contenitori di liquidi o di altri materiali sciolti, stoviglie, vasellame. Raggiunta la maturazione la zucca viene posta ad essiccare. Si taglia l ’estremità superiore e si svuota dei semi e delle parti residue. Il recipiente ottenuto è molto leggero ma al tempo stesso molto resistente ai colpi e assolutamente stagno. In Italia i pescatori vi riponevano il pesce e le rane che, per la forma particolare, non riuscivano ad uscire.I pellegrini la utilizzavano come contenitore per l ’acqua, in virtù della sua leggerezza e resistenza. Inoltre, grazie alla particolare forma, poteva essere comodamente trasportata a tracolla o legata ai fianchi.

L’ERBA GIACOMA
È la senecio jacobaea, detta anche erba di San Giacomo o senecione di San Giacomo, è un erba velenosa diffusa in tutta Italia.   Cresce nei terreni incolti, ai bordi delle strade.  Ha fiori di colore giallo intenso.
Non siamo riusciti a scoprire il motivo per cui è stata chiamata jacobaea, quali relazioni ci siano con San Giacomo.   Chi ha maggiori informazioni ce lo faccia sapere.