Tappa 3 – Lammari / Pescia

Tappa 3 – Lammari / Pescia

Tappa 3 – Lammari / Pescia

km 16,1
dislivello salita m 470
dislivello discesa m 435

PRIMA SEMITAPPA – Da Lammari a Petrognano – km 10,0

Attraversiamo la pianura lucchese sino ad arrivare ai piedi delle colline.  Lasciamo le zone urbanizzate per immergerci in verdi colline tappezzate di vigneti, uliveti e boschi.  Nella parte inferiore troviamo alcune ville storiche con splendidi giardini.   Attraversiamo piccoli borghi toccando il punto più alto della semitappa nel borgo di Petrognano
San Cristoforo

Iniziamo il nostro percorso dal piazzale della chiesa di Lammari (km 0,0) imboccando via dei Leri;  pieghiamo a destra e facciamo attenzione perché dopo 170 metri dobbiamo voltare a sinistra su una larga strada (sembra un parcheggio): al termine pieghiamo a destra e poi a sinistra.  Arriviamo così all’antica chiesa romanica di San Cristoforo che raggiungiamo percorrendo a destra una stradina che costeggia un fosso e l’antico lavatoio.  La chiesa merita una breve visita.  Facciamo il giro della chiesa e seguiamo una stradina sterrata che, seguendo il percorso di un fosso, attraversa piacevolmente un campo terminando in una strada asfaltata (via delle Ville) che seguiamo a destra.   In questo tratto dobbiamo fare attenzione perché la strada è trafficata e non ci sono banchine pedonali!!!    Arriviamo in prossimità di un importante incrocio di strade regolato da un semaforo dove non è previsto un attraverso pedonale: arrivati all’altezza di un centro commerciale [c’è un piazzale con diversi parcheggi] dobbiamo piegare a destra sino a raggiungere viale Europa (SP26) che attraversiamo piegando poi a sinistra sino a raggiungere l’incrocio.  Da qui riprendiamo Via delle Ville restando, per il primo tratto, sul lato sinistro della strada: dopo 300 metri ci spostiamo sul lato destro perché inizia una stretta pista ciclabile.
Arriviamo al borgo di San Colombano (km 2,6) all’altezza di un grande incrocio e proseguiamo sulla destra (distributore Tamoil) sino ad arrivare all’altezza di un piccolo parco urbano con alberi: in questo punto attraversiamo la strada e la abbandoniamo seguendo via della Quarquonia che inizia a salire leggermente portandoci al piede della collina.   Proseguiamo sulla sinistra seguendo il percorso di un canale: pochi metri prima di arrivare ad una strada trafficata voltiamo a destra. (km 3,2)

la Villa del Vescovo

Siamo ad un punto importante perché abbandoniamo finalmente la zona fortemente urbanizzata iniziando a camminare sulle dolci colline lucchesi, costeggiando diverse antiche ville.
Iniziamo a salire lungo una stradina asfaltata prima nel bosco, poi fra begli uliveti: sullo sfondo vediamo la cinquecentesca Villa del Vescovo.  Arrivati davanti al suo cancello di ingresso seguiamo a destra il muro di recinzione scorrendo a lato di alcune case coloniche.   La strada diventa sterrata: passiamo accanto ad una fattoria con due grosse oche (Ulisse e Caterina) a fare la guardia e saliamo poi fra uliveti sino a sbucare in via delle Selvette all’altezza di una grande Croce della Passione.   In questo tratto di cammino il nostro percorso coincide esattamente con il “Tour delle Ville” segnalato con cartelli metallici a sfondo marrone indicanti  i nomi delle singole ville da visitare.  Seguiamo a destra per 150 metri e poi pieghiamo ancora a destra su una stradina in leggera salita fra uliveti.   All’altezza di alcune case coloniche la strada si fa sterrata e con una svolta a sinistra prosegue su un antico acciottolato con muri di sasso ai lati, che sale poi fra uliveti, sfociando nuovamente su via delle Selvette che seguiamo a destra arrivando al borgo di Pieve San Lorenzo (km 5,5) dominato dalla grande chiesa e l’alto campanile.

Proseguiamo in salita su via Segromigno in Monte per piegare però a destra alla prima stretta stradina che si infila tra le case (indicazione S.Pietro a Marcigliano), esce dal borgo e scende ad un ponte per riprendere poi a salire decisamente in rettilineo.  In questo tratto il nostro percorso coincide con il sentiero CAI n. 13.   Arrivati all’altezza di una edicola inclinata all’indietro lasciamo la strada e prendiamo un sentiero che continua a salire in rettilineo per poi spianare.

S. Maria Assunta a Tofori

Facciamo attenzione perché qui dobbiamo abbandonare i segni del sentiero CAI n. 13 e prendere a destra un ramo di sentiero che ci riporta sulla strada asfaltata.  Da questo punto iniziamo a godere di un panorama amplissimo sulla pianura lucchese, sul Monte Pisano e sulle colline camaioresi.   Seguiamo la strada per 200 metri e poi prendiamo a  destra uno sterrato che scende ad un canale che passiamo su un ponticello di pietra.  Risaliamo nel bosco sino a due case diroccate e ancora saliamo fra oliveti e vigneti: davanti a noi il campanile della chiesa di Sant’Andrea in Caprile (km 7,5) dove arriviamo costeggiando alcune case (viene il dubbio di entrare in una zona privata).

Dalla piazza della chiesa proseguiamo sulla sinistra seguendo la strada in direzione Tofori.   Arriviamo in questo borgo camminando per un chilometro in leggeri saliscendi: girando lo sguardo a destra notiamo continuamente la chiesa di Santa Maria Assunta posta alla sommità di una collinetta discosta dal paese.  Arrivati al trivio scegliamo la strada che sale a sinistra e che ci porta, con discreta salita, sino a Petrognano.   Una scorciatoia, ancora nell’abitato di Tofori, taglia a destra evitando un lungo tornante.   Passiamo accanto alla antica Fattoria Gambaro (possibilità di un ristoro e di alloggio) e quindi arriviamo al borgo di Petrognano dominato dalla chiesa di San Pietro Apostolo (km 10,0)

SECONDA SEMITAPPA – Da Petrognano a Pescia – km 6,2

Scendiamo tra larghissimi panorami al borgo di San Gennaro e poi a Collodi: la Via delle Fiabe ci accompagna a Pescia

San Gennaro

Costeggiamo la chiesa scendendo per uno stradino a riprendere la strada asfaltata che seguiamo per 500 metri raggiungendo il punto più alto della tappa odierna.    Da qui, superata una curva, imbocchiamo a destra un sentiero e iniziamo a scendere con forte pendenza ritrovando infine una strada asfaltata: poco oltre prendiamo a destra una strada che attraversa dall’alto al basso il borgo di San Gennaro (km 11,4).      Incontriamo eleganti ville con giardini curati, antichi palazzi, stradine acciottolate. Arrivati ad una piazza con parcheggio usciamo dal paese. Al bivio successivo continuiamo in piano a sinistra sino al cimitero. Di qui scendiamo a destra lungo la strada che porta a Collodi. Eviteremo di percorrere l’asfalto con due scorciatoie su sentiero: troviamo la prima dopo 300 metri , all’altezza di un incrocio (andiamo a sinistra). Più sotto raggiungiamo la strada asfaltata, la attraversiamo e prendiamo la seconda scorciatoia che su fondo lastricato ci porta alle prime case di Collodi (km 12,8): a sinistra vediamo la grande villa Garzoni ed il sovrastante borgo antico. Arriviamo infine di fronte all’ingresso del parco di Pinocchio. Scendiamo fino alla piazza tenendoci sulla destra e seguendo i chioschi turistici.

Collodi

Arrivati ad un attraversamento pedonale passiamo sull’altro lato e costeggiamo il muro salendo a destra: all’inizio un’alta croce della passione in ferro. Saliamo lungo una antica e bella strada lastricata fiancheggiata da muri di sasso e con sovrastate fitta vegetazione. Ad una biforcazione la strada a sinistra sale al borgo di Collodi; noi proseguiamo a destra su un percorso misto denominato “Via della Fiaba”: frequenti cartelli ce lo ricordano. Con percorso vario con qualche salitella ma con più numerose discese incrociamo Via di Collecchio ed arriviamo alle prima case di Pescia (km 16,2). Scendiamo lungo via Sismondi sino alla piazza Matteotti. Qui voltiamo a sinistra e, seguendo via Libero Andreotti e Borgo della Vittoria, arriviamo alla centrale piazza Mazzini, stretta e lunga: in fondo l’antico palazzo del Vicario, oggi sede del Municipio.

Palazzo comunale a Pescia

i servizi

PETROGNANO
Fattoria di Petrognano – Petrognano – tel. 0583.978277 o 338.1255359 (Carla) – 30 posti in camere con bagno o appartamenti rustici con cucina, 25 euro a persona colazione inclusa, 15 euro menu del pellegrino – aperto tutto l’anno ma gennaio e febbraio solo pernottamento.  Necessaria prenotazione.

PESCIA
Accoglienza Pellegrina – è in corso di approntamento una struttura per l’accoglienza dei pellegrini nel cuore della cittadina, sarà nostra cura darne notizia ed indicazione appena possibile.
LA MAGIONE, gestita dall’Officina delle Arti, è un punto di accoglienza e di informazione per i pellegrini. Si trova in via Santa Maria, 2 nel cuore del centro storico di Pescia ed è aperto ogni martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Si può chiamare in qualsiasi momento al 349 6291542 (Nicola) e si riceverà risposta a ogni necessità.
Accoglienza familiare – la pellegrina Noemi Sembranti mette a disposizione due posti letto nella propria abitazione, a donativo, con l’accortezza di contattarla preventivamente e verificarne la disponibilità – tel. 333.4745031
Agriturismo Villa Olivi (1 km prima di Pescia, 300 m dal Cammino), Via di Collecchio 9 – tel. 331.4007173 – doppia da 50 €, quadrupla 80. Altre sistemazioni e prezzi da concordare al momento – villacolleolivi@outlook.it
Dimora Elsa appartamenti (0,4 km dal Duomo) Via Libero Andreotti, 34 – Pescia – tel. 392.6608951 (Teresa) Appartamenti costituiti da camera matrimoniale, camera con due lettini, salotto con divano letto e cucina
Villa delle Rose / Ristorante Piazza Grande (2,5 km dal Duomo, pressi stazione) – Via del Castellare, 21 Pescia – tel. 0572 .4670 – villarose@rphotels.com – Hotel in villa storica con giardino e piscina estiva
Arcobaleno Toscano (0,1 km dal Duomo) Piazza Don Giovanni Minzoni, 6 tel. 335.6274181 (Amerigo) – amerigotiti@aliceposta.it Bilocali dotati di tutti i comfort e cucina

Camigliano Santa Gemma – Segromigno in piano
Bus linea E6 CTT Lucca – Vaibus per Lunata e successivi fino a Pescia – fermata nei pressi.

Collodi
Bus linea E6 CTT Lucca – Vaibus da Lucca a Pescia.
Blubus Copit Pistoia – linea urbana U03 Pescia – Ponte all’Abate – Collodi.

Pescia
Trenitalia – linea Pistoia – Lucca – Pisa.
Blubus Copit Pistoia – linea urbana U03 Pescia – Ponte all’Abate – Collodi.
Blubus Copit Pistoia – linea 73 Pescia – Montecatini Terme – Monsummano.
Bus linea E6 CTT Lucca – Vaibus per Lucca.
Taxi – posteggio sulla piazza antistante la stazione ferroviaria.

Farmacia: Pescia
Ospedale: Pescia

Bar: San Colombano, Fattoria di Petrognano, Collodi, Pescia
Ristoranti: San Colombano, Fattoria di Petrognano, Collodi, Pescia
Banca: Collodi, Pescia
Ufficio Postale: San Colombano, Sant’Andrea in Caprile, Collodi, Pescia
Stazione Ferroviaria: Pescia
Articoli sportivi: Pescia
Alimentari e Supermercato: San Colombano, Collodi, Pescia
Servizio di assistenza meccanica alle biciclette: Pescia

i luoghi

Questa piccola frazione prende il nome dal  monaco pellegrino irlandese fondatore del monastero di Bobbio. Fino al XI secolo giunsero dalle isole Britanniche numerosi monaci per convertire le popolazioni pagane. Spicca tra tutti Colombano che arrivato in terra dei longobardi fece grandi opere di evangelizzazione e attraverso diverse fondazioni poste in vari territori contribuì alla diffusione del Monachesimo irlandese in Europa.
I principali punti d’interesse sono:
L’Oratorio di San Concordio di Rimortori – antico ospedale già dipendente dalla pieve di San Lorenzo di Segromigno in Monte, costruita intorno al 1122 e ancora visibile nella sua struttura originaria costituita da grossi blocchi di pietra squadrata.
La Chiesa di San Colombano Alto – risale al XIII secolo venne modificata nel 1821 quando iniziò l’ampliamento a tre navate. I lavori procedevano molto a rilento in quanto la manodopera era fornita dagli stessi parrocchiani quando non erano impegnati nelle campagne. La Chiesa possiede un dipinto su tavola che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Antonio abate, Colombano di Bobbio, Caterina d’Alessandria e San Sebastiano.
Per maggiori informazioni: www.santiebeati.it/dettaglio/30200

Qui si incontra la bella chiesa realizzata interamente in pietra, a navata unica con abside. La facciata presenta tipici archetti romanici, il portale in pietra con arco decorato e la lunetta con un affresco del 1735 (con la rappresentazione della Madonna del Rosario tra San Pietro e Sant’Andrea). All’interno sono conservate due tele di Pietro Nocchi: il Sacro cuore e Sant’Andrea. E’ presente inoltre un’acquasantiera del 1592, l’organo è del 1703 e l’altare maggiore è del 1769 ad opera di Carlo Antonio Vagli.

Fattoria di Petrognano – Di Sailko – Opera propria, wikimedia.org

La piccola frazione raccoglie una manciata di case e meno di cinquanta abitanti la cui attività è storicamente agricola e segnatamente nella coltivazione della vite e dell’olivo. Un luogo di pace, di vento carico di dolci profumi della campagna.
Fattoria di Petrognano – Si tratta di un complesso agricolo e ricettivo che incontriamo tra cipressi secolari, vigneti e oliveti, in posizione panoramica. Si incontrano facilmente scoiattoli e leprotti  oltre a fagiani e animali del bosco poiché questa è zona di ripopolamento faunistico. La Fattoria di Petrognano è azienda vinicola di particolare pregio oltre che produttrice di Olio Extravergine di Oliva a Indicazione Geografica Protetta “Toscano delle Colline di Firenze”, ricavato dalla spremitura a freddo delle olive.

Si giunge in discesa alle prime case del borgo di San Gennaro che appare subito molto curato, le strade lastricate e alte mura a proteggere la riservatezza delle belle ville. Case antiche ornate di fiori, solo il rumore dei nostri passi nella via. Un bar e ristorante che, a rimarcare la cittadinanza partenopea del Santo si chiama “il corno rosso”.

Non dimentichiamo di visitare l’antica Pieve che è divenuta famosa in tempi recenti per l’attribuzione a Leonardo da Vinci di una statua in terracotta conservata all’interno della chiesa, raffigurante l’Arcangelo Gabriele. Lo studioso che ha avanzato questa attribuzione sostiene che Leonardo, al tempo dei suoi studi sulla canalizzazione dell’Arno, potrebbe aver sostato proprio a San Gennaro. Tracce della sua visita sono riportate nella mappa, redatta durante l’attività di ingegneria idraulica, nella quale sono raffigurate sia la pieve che il paesaggio circostante.

Avvicinandosi al borgo di Collodi, si va con la memoria al profumo che aveva quel libretto, regalato da uno zio simpatico, ed alla storia, zeppa di strani personaggi, del celebre burattino. Nel ricordo sono tutti esagerati, dal cappello a lanterna dei carabinieri, alla paura che ispirava l’enorme mangiafuoco, per non parlare di tutti quei poveri asinelli. Così l’immagine del paesello, arroccato sulla collina, con le case che sembrano cercare riparo dietro alla gran Villa Garzoni, sembra confermare l’atmosfera della favola. La fantasia ci aiuta ad immaginare lo svolgersi della storia in queste strette stradine, il laboratorio d’artigiano di Geppetto sembra proprio nascosto in quel cantone e il legno che diventerà il suo bimbo l’avrà raccolto in quella catasta vicina all’uscio di una casa. La madre di Carlo Lorenzini, autore del libro, era originaria di questa frazione di Pescia. Che conserva l’Antica Rocca, in alto e la maestosa Villa Garzoni, edificata sulle rovine dell’antico castello medievale. Sulla cima del paese si trova la Pieve di San Bartolomeo, al cui interno sono conservate importanti opere d’arte. Villa Garzoni è una tipica residenza lucchese, rimasta inalterata nel tempo. Se ne sta adagiata sulla collina, alla base delle case in pietra del paese, la facciata si staglia grandiosa sul paese, circondata dal grande giardino, dotato di terrazzamenti, realizzati a causa del forte pendio, ed impreziosito da splendide rampe di scale, statue e fontane.

Per il trastullo dei viaggiatori e soprattutto dei loro bimbi è stato creato il Parco Monumentale di Pinocchio, una sorta di museo all’aperto, tra le attrazioni principali di Collodi. Appare diverso dal solito parco di divertimenti, è in realtà un  percorso in cui si intrecciano arte e natura: nel boschetto di lecci che avvolge una piazza delimitata da muretti, si incontrano diversi personaggi, la fata, il carabiniere, il pescecane, creati da grandi artisti, in un’atmosfera che riporta agli echi della favola più amata da grandi e piccini.
Per maggiori informazioni: https://it.wikipedia.org/wiki/Collodi_(Pescia)

La cittadina di Pescia, considerata capoluogo della Valdinievole, presenta una curiosa netta distinzione tra le due parti del borgo: quella religiosa con la Cattedrale che prese origine dalla Pieve di S. Maria e quella civile col Palazzo Comunale e la grande piazza che trovò origine dal castello di Pescia. Si trova divisa dall’omonimo fiume sul quale si trova il Ponte del Duomo. Fino al 1339 fu dominio lucchese ma venne conquistato  dai fiorentini e da allora rimase sotto quella giurisdizione. I principali punti di interesse sono la Cattedrale (Duomo) con il campanile trecentesco, la chiesa di Santa Chiara ed il convento delle Clarisse con l’antico chiostro, presso la piazza Garzoni; la chiesa di S. Maria Maddalena sul cui altare è conservato il Crocifisso detto “della Maddalena” risalente alla seconda metà del sec. XIV. Dal 1700, ogni venticinque anni, il crocifisso viene trasportato per le strade della città e in quell’occasione, chiamata “Festa di Maggio”, i palazzi e le colline sono illuminate con lumini a cera. Nei pressi di piazzetta Ducci è visibile il Palazzo delle famiglia Cecchi con il portico interno caratterizzato da colonne e da capitelli rinascimentali. L’economia del luogo, oltre che sul turismo, è costituita dai vivai di olivi, agrumi, piante da appartamento e sulla produzione di fiori recisi, di cui l’area è grande esportatrice. La celebrazione locale maggiormente nota è il PALIO DEI RIONI, una gara di tiro con l’arco con un colorato corteo storico che si tiene ogni prima domenica di settembre.
Per maggiori informazioni: https://it.wikipedia.org/wiki/Pescia

lungo il percorso

Segromigno in Monte – La chiesa presenta tre navate divise da colonne, è costituita dalla facciata a doppio spiovente e navata centrale emergente, con peculiare impostazione a fasce bicrome. Molte le opere d’arte contenute: nel 1502 viene affidato al pittore e scultore Andrea di Pacino Ugolini l’esecuzione di un angelo annunziante; questa scultura, assieme a quella della Vergine, vennero poste una di fronte all’altra su alcune mensole alla terza colonna. Il grande dipinto di San Lorenzo nel fondo del coro è attribuibile al fiorentino Gaspare Mannucci, mentre è attribuibile a Francesco Dinelli la tela Madonna con bambino tra San Lorenzo e Santa Teresa. I due dipinti raffiguranti uno un santo vescovo e l’altro una santa martire sono documentati come opera del pittore Luca Da Vellano. In tempi successivi, a Luigi Ademollo furono affidati i due grandi quadri sistemati dietro l’altare : San Lorenzo segue al martirio San Sisto e il martirio di San Lorenzo. Altre importanti opere che si trovano all’interno dell’edificio sono : il Pulpito in marmo, il Tabernacolo di Baccio da Montelupo, e l’Organo del 1771.

Pieve di San Gennaro – autore Mikils – CC BY-SA 3.0, wikimedia.org

La struttura è a tre navate e tre absidi (resta soltanto quella di sinistra), e presenta nella facciata numerosi elementi di rifacimento: originali sono i capitelli cubici del portale e la loggetta dell’ordine superiore. Lungo il fianco settentrionale si conserva il motivo ad archetti pensili su mensole con un repertorio decorativo variato, replicato anche nelle mensole della zona absidale e, all’interno, nei due capitelli delle colonne in controfacciata.  La pieve di San Gennaro è divenuta famosa in tempi recenti per l’attribuzione a Leonardo da Vinci di una statua in terracotta conservata all’interno della chiesa, raffigurante l’Arcangelo Gabriele.

Dieci piccoli borghi detti Castella, tutti rivolti verso sud e fortificati da solide mura e torri formano questa singolare zona dell’appennino pistoiese, anticamente detta Valleriana ed oggi conosciuta come Svizzera Pesciatina. Il primo a coniare questa definizione fù Jean Charles Leonard Simonde de Sismondi, storico e letterato proveniente dalla città di Ginevra che vi trascorreva lunghi periodi ospitato nella residenza di alcuni suoi parenti. Il confronto degli aspetti economici della Val di Nievole ed ancor più degli aspetti paesaggistici di queste vallate attraversate dai due fiumi con le verdi montagne, gliele fanno apparire decisamente somiglianti a quelle della Confederazione.
Vellano è storicamente il capoluogo di questa regione in cui la presenza di numerosi corsi di acqua ha fatto della vallata il luogo vocato all’impianto delle attività di produzione della carta, economia trainante per molto tempo. L’area fa parte della Via della carta, un percorso ideale che collega tecnologia, cultura e tradizione. Cinque secoli di storia sono rappresentati in un vero e proprio museo diffuso di archeologia industriale, mentre alcune cartiere sono state recuperate e parzialmente trasformate in originali strutture ricettive turistiche. (www.laviadellacarta.it). Oltre a quello più noto di Pescia, un bel Museo della Carta si trova nel Castella di Pietrabuona; vi sono esposti documenti che mostrano  le antiche tecniche di lavorazione e spiegano i diversi utilizzi della produzione, perfino in occasioni singolari quale la produzione di cartapesta utilizzata nella fattura dei celebri carri del Carnevale di Viareggio.
Per maggiori informazioni: http://www.pescia.it/svizzera_pesciatina.htm

il mercato dei fiori a Pescia

I fiori fanno pensare a Sanremo, città che beneficia di un clima più favorevole a quello di Pescia ma, ciò malgrado, proprio qui si realizza, insieme a Pistoia il più grande comparto di coltivazione di piante ornamentali e fiori recisi di tutta Italia. Una delle specializzazioni di Pescia è la coltivazione delle Gerbere, fiore simile ad una grande margherita dai bellissimi colori.
L’inizio della coltivazione dei fiori è singolare: qui sin dal medioevo si coltivavano alberi di gelso necessari al nutrimento dei bachi da seta. Si crede che il baco da seta sia giunto in Europa grazie ad un monaco missionario di Pescia che lo nascose nel suo bordone al rientro dalla lontana Cina, allora unica produttrice del prezioso filato.

In città esistono ben due Mercati dei Fiori: il Vecchio Mercato,  in stile razionalistico,  costruito negli anni ’50 dimostratosi poi insufficiente ed oggi in ristrutturazione e l’altro, entrato in funzione nel 1988 che viene chiamato Nuovo Mercato: un edificio in vetrocemento e acciaio, molto particolare, che suscitò polemiche per lo stile particolare.

La comunità di Pescia pensa al proprio futuro: la cittadina ospita l’ Istituto Tecnico Agrario Statale Dionisio Anzilotti, che si occupa di formare i nuovi tecnici agrari necessari a mantenere e far progredire la tradizione vivaistica ed orticola.