Tappa 1 – Pietrasanta / Valpromaro

Tappa 1 – Pietrasanta / Valpromaro

Tappa 1 – Pietrasanta/Valpromaro

km 19,7
dislivello salita m 515
dislivello discesa m 400

con variante Gualdo
km 21,3

dislivello salita m 655
dislivello discesa m 540

PRIMA SEMITAPPA – Da Pietrasanta a Camaiore – km 10,6

La tappa si svolge, tranne un breve tratto, in zone urbanizzate, prevalentemente su asfalto. Ad eccezione dell’uscita da Pietrasanta le strade percorse sono di interesse locale.  Il cammino scorre ai piedi delle Alpi Apuane meridionali attraversando prima il territorio di Valdicastello Carducci entrando poi, con una ripida ma breve salita, nel territorio di Camaiore. Raggiungiamo la città risalendo le rive dell’omonimo fiume.  
la Pieve di San Giovanni e San Felicita di Valdicastello Carducci  – immagine tratta dal sito www.versiliamo.com

Il nostro cammino inizia dalla centrale e bellissima piazza Duomo, cuore di Pietrasanta (km 0,0).  Imbocchiamo via Garibaldi che ci porta fuori dal centro storico sino al bordo della trafficata SP439 Sarzanese-Valdera; utilizzando un attraversamento pedonale ci spostiamo sul lato destro e camminando lungo la ciclopedonale che ci conduce fino al cimitero.  Dopo 600 metri arriviamo all’altezza del cimitero: qui troviamo una strada che si inoltra a sinistra verso Valdicastello. Il traffico ora è notevolmente più ridotto.  Dopo 400 metri si passa davanti all’antica pieve dei Santi Giovanni e Felicita: sul cornicione di coronamento del lato esterno dell’abside sono scolpiti alcuni archi ciechi: in uno è scolpito un pellegrino.   Dopo 1,4 km incontriamo un bivio: abbandoniamo la strada principale e prendiamo il ramo di destra fino ad arrivare al piede della collina che seguiamo a sinistra per soli 130 metri fino ad arrivare ad un altro incrocio dove inizia Via Orticeto. In leggera salita arriviamo ad una segheria di legnami.

NOTA: il percorso che segue rappresenta una variazione rispetto a quello tradizionale che saliva nel canale di Cannoreto, abbandonato perché disagevole e di difficile manutenzione.

Proseguiamo lungo Via Orticeto che rapidamente si impenna e faticosamente risale, tra boschi e oliveti, il fianco della collina.  Solo più in alto la pendenza tende ad attenuarsi.  Nell’ultimo tratto il fondo diventata sterrato: raggiungiamo la strada asfaltata che sale a Monteggiori (via Balza Fiorita, km 3,8).  Noi però pieghiamo a destra e scendiamo per 700 metri sino a trovare, sulla sinistra, via Lavatoio di Canova che prima sale leggermente e poi spiana.  Arrivati ad una casa pieghiamo a destra per immetterci in una stradina di cemento, poi sterrata, che scende nel bosco e che ci regala, ogni tanto, una magnifica vista sulla piana versiliese e sulla costa.  La stradina prende il nome di Via della Collina e si immette infine in Via Selvaiana e poi in Via  dell’Acquarella, dove ritroviamo il tradizionale percorso della Via Francigena (km 6,2).

Proseguiamo su una serie di stradine (via dell’Acquarella, via la Stretta, via Dietro Monte) con percorso sinuoso ma sostanzialmente pianeggiante scorrendo ai piedi della collina: qua e là case sparse, campi e orti.  Superata una breve salita torniamo in pianura: attenzione a non perdere l’indicazione di una brusca svolta a sinistra che ci porta su una pista ciclabile in asfalto.   Arriviamo infine in prossimità della trafficata SP1 “Francigena”, che più volte incroceremo nel prosieguo della tappa.  Camminiamo lungo una stradina che scorre parallela alla provinciale: dopo 200 metri facciamo caso al ponte pedonale che attraversa il fiume Camaiore.  Attraversiamo la provinciale, passiamo il ponte e prendiamo a sinistra una piacevole e tranquilla ciclopedonale.   Al termine un altro ponte pedonale ci riporta sulla provinciale che attraversiamo dirigendoci verso il centro storico.  Possiamo seguire le strisce biancorosse che indicano il percorso della via Francigena: è meglio però raggiungere piazza XXIX maggio e percorrere la centrale e bella via Vittorio Emanuele che attraversa il centro storico sino alla porta est di Camaiore (km 10,5).

SECONDA SEMITAPPA – Da Camaiore a Valpromaro – km 9,1

Lasciamo Camaiore e risaliamo a lungo il fondovalle che ci porta a Montemagno: percorriamo il profilo della collina scendendo poi nella Valfreddana sino a Valpromaro.  Possiamo anche scegliere, allungando un poco il cammino, il bel percorso che passa per il borgo di Gualdo

Montemagno
Montemagno

Usciti dal centro storico attraversiamo la rotatoria e percorriamo in tutta la sua lunghezza via Roma che si snoda, pressoché in rettilineo; la strada non offre un comodo percorso pedonale: meglio tenerci sul lato destro. Raggiungiamo infine la SP1 Francigena e la attraversiamo; passiamo un ponticello e seguiamo a sinistra una strada che poi si restringe, diventa pedonale e scorre accanto ad un’area sportiva.  Più avanti passiamo accanto ad un canale sino a raggiungere una strada asfaltata. Giriamo a sinistra e, poco prima di immetterci sulla SP1, seguiamo a destra una stradina che prima scorre rettilinea, piega poi a destra e va a raggiungere il bordo di una collinetta che delimita la valletta.   Percorriamo un sentiero che con bel percorso scivola inizialmente ai margini del bosco.  Più avanti entra decisamente nel bosco, fiancheggiato da un canale che fungeva da gora per un vicino mulino.
Usciamo infine su una strada asfaltata: con una doppia curva, prima a sinistra e poi a destra, andiamo a percorrere una strada asfaltata rettilinea che inizia a salire: siamo in località Pontemazzori.   Incontriamo una bella croce della passione, la prima di una serie che incontreremo frequentemente nei prossimi giorni, poi una chiesetta in abbandono: se ci affacciamo alle finestrelle anteriori possiamo vedere sopra l’altare un dipinto del Volto Santo di Lucca.
Poco dopo raggiungiamo la SP1 ma pochi metri dopo la abbandoniamo prendendo a destra la antica mulattiera, recentemente ricoperta, nel primo tratto con fondo di sassi e cemento.  Dopo un deposito d’acqua ritorna il fondo originale.   Con discreta pendenza la mulattiera sale sino ad arrivare a Montemagno (km 15,3).  Qui inizia il territorio detto “delle sei miglia”. Alla nostra destra una statua di Giorgio Gaber, che abitò negli ultimi anni di vita in una villa di Montemagno.   Arrivati ad una piazzetta/parcheggio pieghiamo a destra e la percorriamo sino al fondo iniziando poi a salire a destra sulla collinetta che sta sopra al paese.   La pendenza, all’inizio sostenuta, gradatamente si appiana e ci porta ad un incrocio di strade all’inizio del borgo di Licetro.   Da questo punto possiamo godere di un ampio panorama sulla Versilia e anche più in là sino al golfo della Spezia.
Pieghiamo a destra e imbocchiamo un sentiero che taglia il fianco della collina restando sempre sul lato mare.   Più avanti il sentiero si fa sterrato e la pendenza si accentua.   Arriviamo rapidamente al margine della SP34 dei Campaniletti (km 17,1).m   Sull’altro lato della strada vediamo un grande cartello che indica due diversi percorsi per raggiungere il nostro fine tappa: uno rapido ma poco bello che scorre lungo le strade provinciali SP34 dei Campaniletti e SP1 Francigena; l’altro molto più bello e quasi tutto su sentiero ma più lungo e faticoso che sale al borgo di Gualdo per scendere poi a Valpromaro.   Il secondo percorso è più lungo di km 2,6 e presenta un maggiore dislivello in salita di m 150.  Descriviamo entrambi i percorsi.

PERCORSO 1 Via diretta – Pieghiamo a sinistra e camminiamo in leggera discesa lungo la SP34 dei Campaniletti.  Raccomandiamo di portarci sul lato destro che consente di camminare alcuni tratti in sicurezza: ci sono due curve da percorrere con attenzione lungo il guardrail.   La SP34 termina all’incrocio con la SP1 proveniente da Camaiore.   La seguiamo a destra approfittando di alcuni tratti provvisti di banchine pedonali: anche qui raccomandiamo di utilizzare il lato destro della strada.  Incontriamo uno sterrato che si stacca a destra, costeggi un deposito di legnami e riprende la SP1 più avanti.   Ancora in leggera discesa arriviamo all’inizio del borgo di Valpromaro.   Abbandoniamo la provinciale e percorriamo la strada lungo la quale si snodano le case sino ad arrivare alla ex canonica, ora adibita ad ostello.

l’Ostello di Valpromaro

PERCORSO 2Via panoramica – Risaliamo la SP34 a destra per 200 metri e imbocchiamo a sinistra la carrozzabile che porta a Gualdo. Dopo 300 metri, all’altezza di un ponticello, scendiamo a destra su uno stradello che costeggia un torrente e che risale dolcemente il fondo di una valletta sino a che svolta bruscamene a sinistra e inizia a salire con forte pendenza utilizzando dei gradini ricavati sul fianco della collina.  È una salita dura se pure breve che inizia ad addolcirsi quando vediamo qualche campetto coltivato: siamo alle case più basse di Gualdo.   Usciamo su una strada carrozzabile che percorriamo  in leggera salita sino a raggiungere l’ingresso dello splendido borgo.   Risaliamo le ripide stradine che ci portano alla chiesa, che domina dall’alto il borgo: dal piazzale antistante si gode una splendida vista sulla valle di Camaiore, sulla Versilia, sul golfo della Spezia.
Scendiamo per una scalinata sulla strada sottostante sino a trovare, a pochi metri di distanza, l’imbocco di uno sterrato che, tagliando il fianco della collina che dà sulla val Freddana, ci porta sino a Valpromaro.   Gran parte della strada si snoda in leggera pendenza che invece diventa sostenuta nell’ultima parte.   Arriviamo nel borgo a pochi metri dall’ostello (km 19,7).

i servizi

PIETRASANTA
Accoglienza San Francesco – all’interno del convento annesso alla Chiesa di San Francesco, struttura della prima metà del 1500, in via dei Frati a 10 minuti dalla piazza del Duomo. Dispone di quattro stanze a tre letti con bagno interno ed una stanza a tre letti con bagno nel corridoio. Non dispone di cucina ed è in via di definizione una convenzione per pasti a prezzo contenuto ai pellegrini. Apertura dal 12 Giugno al 30 Ottobre. Ospitalità a donativo. Telefono Volontari: 353.4302467 (anche Romina 389.5297667, Adriano 348.6001527, Antonio 339.5668841) – sanfrancescopietrasanta@gmail.com
Casa diocesana “La Rocca”  Via della Rocca, 10 – casarocca@tiscali.it tel. 0584.793094 – Struttura religiosa delle Suore dell’Addolorata, serve di Maria di Pisa – 1 camerata da 6 bagno e doccia, no lenzuola, apertura annuale, 20 €.

CAMAIORE
Ostello comunale del Pellegrino, via Madonna della Pietà (centro storico), tel. 345.1168661 (Grazia e Roberto), info@ostellodicamaiore.it, www. ostellodicamaiore.it, 24 posti, 10 € a pellegrini con credenziale, apertura annuale. Accesso e camera per persone disabili.

VALPROMARO
Casa del Pellegrino – ostello parrocchiale –  Via Vecchia Provinciale, 236, Parrocchia di San Martino, tel. 0584.956028, valpromaro@gmail.com,  Pagina Facebook Casa del Pellegrino, sulla Via francigena, 35 posti letto, Wi.fi, biancheria, coperte, bagni e docce, cena condivisa, lavatrice e asciugatrice, posto per biciclette e animali, possibilità di montare la tenda in giardino, donativo responsabile. La struttura è idonea ad accogliere persone diversamente abili.

Pietrasanta
Trenitalia – linea Genova-Pisa
Bus linea E43 CTT Lucca – Vaibus per Camaiore (fermata a Capezzano Pianore)
Taxi – posteggio sulla piazza antistante la stazione ferroviaria.

Capezzano Pianore
Bus linea E43 CTT Lucca – Vaibus per Camaiore o per Pietrasanta.

Camaiore
Trenitalia – linea Genova – Pisa (solo treni locali – si cambia a Massa) la stazione è a circa 4 km dal centro.
Bus linea E15 CTT Lucca – Vaibus per Montemagno > Valpromaro (fermata in Piazza Romboni).

Montemagno
Bus linea E15 CTT Lucca – Vaibus per Valpromaro – Lucca o per Camaiore.

Valpromaro
Bus linea E15 CTT Lucca – Vaibus per Lucca o per Camaiore.

Farmacia: Pietrasanta, Camaiore, Valpromaro
Ospedale: Pietrasanta (a 6,5 km dal centro Ospedale Versilia)

Bar: Pietrasanta, Camaiore, Montemagno, Valpromaro
Ristoranti: Pietrasanta, Camaiore, Montemagno
Banca: Pietrasanta, Camaiore
Ufficio Postale: Pietrasanta, Camaiore, Valpromaro
Stazione Ferroviaria: Pietrasanta
Articoli sportivi: Pietrasanta, Camaiore
Alimentari e Supermercato: Pietrasanta, Camaiore, Valpromaro
Servizio di assistenza meccanica alle biciclette: Pietrasanta, Camaiore, Monte Magno

i luoghi

Chi giunge a Pietrasanta ne coglie immediatamente l’aspetto di elegante mondanità e di vivace cittadina turistica. Può a ragione essere considerato  capoluogo storico della Versilia ed è una delle principali aree di lavorazione artistica dei marmi, estratti dalle vicine Apuane.
Le piazze ospitano in modo ininterrotto l’esposizione di opere di scultura ed arte contemporanea. La costante rotazione delle opere ne fa un museo a cielo aperto.
Proprio la tradizione nella lavorazione della pietra ha determinato, nel tempo la presenza di molti importanti artisti che qui si sono stabiliti ed anno lavorato. Detta anche la Piccola Atene, ha visto la presenza, tra gli altri, di Fernando Botero (tuttora residente in zona)  e Igor Mitoraj, le cui opere sono visibili passeggiando per il borgo.
Una passeggiata nel centro storico di questa cittadina da origini medioevali dovrà comprendere la visita al Duomo di San Martino, prospiciente la bellissima piazza che espone al suo interno opere di pregio ed il Campanile, per salire il quale è stata costruita una sorprendente scala elicoidale. Nei pressi del Duomo si trovano la chiesa ed il convento di San Francesco, costruiti nel XVI sec. con il bel chiostro ed il campanile in mattoni e a pochi passi dal nuovo ostello comunale. Nel tratto di Via Francigena che porta al Duomo da non perdere la piccola chiesa di S. Antonio abate della misericordia, già Ospedale di San Biagio, al cui interno sono visibili due grandi opere di Botero: Inferno e Paradiso.
Marina di Pietrasanta dista dal centro circa tre chilometri e si raggiunge con un piacevole percorso ciclo-pedonale permettendo di godere della spiaggia e dello splendido mare. Nella frazione di Valdicastello si trova la casa natia del poeta Giosuè Carducci, ora trasformata in casa-museo dedicata alla memoria del poeta.
Per maggiori informazioni: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietrasanta

Questo paese posto sulla Via Francigena fu anticamente territorio ricco di legname, pascoli e soprattutto di peschiere: piccole vie d’acqua paludosa che venivano utilizzate per la navigazione e la pesca. Territorio particolarmente vocato per la coltivazione della vite e dell’olivo entro il quale sono stati recentemente scoperti i resti di una villa rustica romana, sovrapposti ad un preesistente sito etrusco. Vi si trova la Villa Borbone delle Pianore, che risale al XVIII secolo. Fu acquistata nella prima metà del XIX secolo da Maria Teresa di Savoia, Duchessa di Lucca, e qui nacque nel 1892 Zita di Borbone-Parma, ultima imperatrice d’Austria, sposa dell’Arciduca Carlo di Asburgo-Lorena.

Campus Major era il nome con cui gli antichi romani definivano l’ampia pianura che si distendeva tra  Lucca e l’antico porto di Luni. Da qui in nome odierno della cittadina che fu poi dominio longobardo, poi possedimento dei signori di Lucca fino al rinascimento. Rimase sotto il dominio degli Sforza fino al 1799, quando cadde nelle mani delle truppe napoleoniche.
Si trova in un’ampia conca ai piedi delle Alpi Apuane ed è oggi facile ripercorrerne la storia passeggiando nel suo centro storico, tra i bei palazzi signorili e le vestigia del passato quali la Collegiata di Santa Maria Assunta, di pianta a croce latina, la Chiesa ed il bel chiostro di San Lazzaro, la sobria Badia di San Pietro, fondata dai Longobardi intorno all’VIII secolo, un tempo importante complesso monastico: merita una visita; alcuni spazi sono stati ristrutturati e destinati ad ostello. La sede dell’interessante Museo archeologico si trova nel Palazzo Tori Massoni.  E’ inoltre da segnalare il Museo d’Arte Sacra ove sono conservati dipinti, arredi e paramenti sacri risalenti al XIV e XVI secolo.
Una manciata di chilometri collega Camaiore al suo rinomato Lido, sede di belle spiagge e di grande vivacità. Da segnalare l’antica tradizione che ha luogo a giugno, in occasione della processione del Corpus Domini, che vede il centro storico riempirsi di tappeti di segatura, detti “pula”. Un gruppo di “tappetari” realizza per l’occasione stupefacenti opere figurative lunghe anche quaranta metri, colorando tutta la città.
Per maggiori informazioni: https://it.wikipedia.org/wiki/Camaiore

E’ un piccolo borgo racchiuso intorno alla chiesa e attraversato dalla strada che porta a Lucca, abitato da una vivace comunità. Vi si trova un castello di epoca medioevale che costituisce un esempio per il camaiorese di residenza signorile e al contempo di rifugio in caso di assedio. Da questa altura si gode un vasto panorama sulla Versilia. Nell’autunno del 2019 il maltempo provocò la caduta del leccio monumentale che era punto di riferimento del borgo, vecchio di 8/900 anni. La pianta si trovava nei pressi della statua a ricordo di Giorgio Gaber, che a Montemagno aveva una casa, visibile dal sentiero che andremo a percorrere, dove venne a mancare all’età di 63 anni. Nei pressi della Chiesa di San Michele l’azienda agricola biodinamica “Tenuta Mareli” produce ottimi vini da accompagnare, con opportuna moderazione, alla cena dei pellegrini.

da Gualdo: vista sulle Alpi Apuane

Gualdo si trova a breve distanza da Valpromaro. Vi si transita se si percorre la bella variante o si può raggiungere con una breve passeggiata. E’ un piccolo borgo che conserva intatta la sua struttura medioevale. Il suo nome deriva dal sassone  “Waldum” che significa “bosco privilegiato”. Le antiche case sono in pietra, con piccole finestre ed i balconi sono abbelliti dal vivace colore dei fiori. Fu zona di confine tra due grandi potenti che intorno all’anno 1000 si contendevano le aree alle spalle del lago di Massaciuccoli: i Montemagni, signori di Montemagno e alleati con Pisa, ed i Canonici di San Martino di Lucca, proprietari di un lungo possedimento che andava da Massarosa al torrente Freddana, alleati di Lucca.

Nel borgo, ogni anno, nella seconda metà di agosto, si tiene la “Festa delle Fiabe”: per due giorni si susseguono spettacoli di animazione, laboratori per bambini, artisti di strada e saltimbanchi; ci si può imbattere nel folletto dispettoso Buffardello, oppure nell’Omo selvatico ed anche nelle Sirene di Viareggio, uscite dal mare, e altri personaggi fantastici. Per la merenda focaccine e i panucciori sfornati direttamente dagli antichi forni del borgo, altro notevole elemento della tradizione.

Il piccolo borgo è attraversato dalla Via Francigena e si trova amministrativamente per una parte nel comune di Massarosa e per l’altra nel comune di Camaiore. Offre diversi servizi ma soprattutto  il calore e l’aperta amicizia dei paesani. La Casa del Pellegrino intitolata a Giuseppe Mancino, tra le più antiche strutture di accoglienza lungo la Francigena, si avvale della collaborazione degli Ospitalieri di Accoglienza Pellegrina, costola dell’organizzazione spagnola Hospitaleros Voluntarios. I volontari del paese con l’aiuto degli Ospitalieri gestiscono senza percepire alcun compenso  l’attività  di accoglienza a fronte di un’offerta libera, affidandosi così alla generosità dei pellegrini di oggi per poter garantire l’accoglienza a quelli di domani.

lungo il percorso

Nel 2019 Marco, di Montemagno, trova una piccola croce in terracotta abbandonata e ridotta in pezzi: è realizzata avendo a modello il Crocifisso di Cimabue, ospitato nella basilica di Santa Croce a Firenze, danneggiato durante l’alluvione del 4 novembre 1966.

Marco la restaura, ne fa una “gomma” e con questo sistema la riproduce in terracotta in diversi esemplari che vengono benedetti nella chiesa di San Pantaleone a Pieve a Elici.  Marco decide di donarne una copia a chi intenda esporla in luoghi pubblici, preferibilmente in luoghi di cammino e pellegrinaggio.  Una copia è collocata negli ostelli di Pietrasanta, Badia Pozzeveri, San Miniato; nei rifugi Shambala nelle Alpi del Giumello e Grandi Adamoli di Varese, di Prati di Tivo (Teramo); nel consolato francese di Napoli; nelle chiese di San Pellegrino in Alpi di Casargo (Lecco); in una comunità francese in Nuova Caledonia e in una comunità cattolica in Canton Ticino, Svizzera.

Se qualcuno intende esporla in luoghi pubblici ne faccia richiesta a Marco: marcomorotti60@libero.it
Su Yo
utube è presente il filmato della benedizione della croce nell’ostello di Valpromaro: https://www.youtube.com/watch?v=a51errFnJ30

La “maestà” è un manufatto marmoreo in marmo bianco apuano – per lo più a rilievo ma, in minor numero, anche in forma di statuetta e marginalmente in forma di dipinto su muro – che si incontra nel territorio della Lunigiana Storica: province di Massa, La Spezia, lato ovest di Lucca, appennino parmense e reggiano.  Si trovano ai margini delle vie, in edicole o piccole cappelle, sui muri delle case, sopra i portali di antichi borghi.  Comunque in luogo pubblico e sempre su direttrici di transito importanti o principali per strade, sentieri e mulattiere ove possano essere visibili e riconoscibili.  Spesso sono inoltre accompagnate dall’acronimo P.S.D. – per sua devozione

Furono commissionate o acquistate come atto privato, attestante la particolare devozione della famiglia o della persona che ne aveva disposto la collocazione – assieme alla sua dichiarata e riconoscibile disponibilità economica.  Le maestà recano frequentemente il nome dell’acquirente: lo si ritrova infatti inciso alla base della maestà o in una lapide sottostante assieme alla dedica alla santa immagine rappresentata e spesso anche alla data.
La stessa scelta dell’immagine sacra da proporre al culto risponde spesso a criteri di opportunità e di riconoscimento: il committente sceglie frequentemente per sé o per la sua famiglia un Santo eponimo – cioè con il suo stesso nome – o almeno evocante nella tipologia iconografica caratteristiche proprie del cognome o del mestiere di appartenenza.
La diffusione delle maestà ha inizio nella seconda metà del XVI secolo: nello spirito di forte irrigidimento dottrinale seguito al Concilio di Trento (1545/1563) la Chiesa intendeva sostenere la ortodossia cattolica a seguito dello scisma luterano e favoriva quindi la collocazione di segni che affermassero la devozione della popolazione.
Con l’uso prevalente del marmo bianco apuano, scolpite da lapicidi del territorio, dei quali non è quasi mai noto il nome, e trasportate a dorso di mulo ovunque da venditori ambulanti – dalla costa fino ai valichi dell’Appenino – le maestà restano riconoscibili come tali fino ai primi decenni del novecento.
Nell’alta Versilia sono chiamate “marginette”; in Garfagnana “m(a)estatine”.

Per maggiori informazioni: www.lemaesta.it

Gombitelli è conosciuto per essere un’isola linguistica ed il suo dialetto, oggi quasi del tutto in disuso, aveva parole galloromaniche, lombarde, piemontesi ed emiliane.   Per spiegare il fenomeno sono state avanzate diverse ipotesi.
Nel XVI secolo alcuni fabbri tedeschi, al seguito dell’imperatore Carlo V, decisero di fermarsi nel paese sulle colline di Camaiore: questi allora avviarono la fabbricazione di chiodi, chiamati “gavorchi” (che nel dialetto lucchese significa qualcosa di brutto, sgraziato), poiché venivano usati per la carpenteria e non erano ben rifiniti. Secondo altre fonti, l’origine è da ricercare nell’arrivo di popolazioni dal Nord Italia nel XV secolo per lavorare il ferro. Un’altra fonte rammenta che il dialetto è stato portato nel 1442 da gruppi di persone provenienti da Villa Minozzo. mentre un’altra ancora riferisce che gli abitanti (anche in questa fonte gli abitanti si dedicavano per lo più alla lavorazione dei metalli) dal Nord Italia provenivano dalla zona di Bergamo.
Oggi di questa lavorazione si trovano i resti nei muri delle case, perché gli scarti della lavorazione del ferro venivano usati come riempimento della calce e della malta. (da Wikipedia)
Vedi anche https://www.intoscana.it/it/dettaglio-video/e-via-andare-gombitelli/ 

La zona delle Sei Miglia era costituita da tutto il contado posto attorno alla cerchia muraria della città di Lucca e fino a sei miglia di distanza.
Questo privilegio ebbe origine dal 1084 quando l’imperatore Enrico IV decretò la libertà di questi territori dalla Marca di Tuscia e l’assoggettamento diretto all’imperatore stesso. Su quest’area non era consentito erigere alcun castello o edificio fortificatorio, così andando a favorire l’autogoverno del Libero Comune di Lucca che, da allora, inizierà a contrastare con sempre maggiore  determinazione le famiglie feudatarie confinanti assicurandosi il dominio su ampi territori, fino a scontrarsi, per l’egemonia in Toscana, con il Comune di Firenze.
Il governo di questa ampia dimensione territoriale fece di Lucca un comune florido, potendo imporre tasse e gabelle sulle attività agricole e produttive. In effetti l’imperatore Enrico IV strinse un accordo diretto con la collettività dei cittadini lucchesi, riconoscendo loro alcune garanzie in materia giudiziaria. Il divieto di costruzione di strutture fortificate tenne libero il comune dalle mire di alcune nobili famiglie che avrebbero potuto minacciare le vie d’accesso al centro urbano o sottoporre gli abitanti a imposizioni e vessazioni.
Agli inizi del XIV secolo, superati gli sconvolgimenti determinati dalle lotte tra guelfi bianchi e neri, Lucca fu conquistata da Uguccione della Faggiola che aveva al suo fianco in veste di vicario imperiale Castruccio Castracani, nobile di origine lucchese. Successivamente in una sollevazione popolare il popolo lucchese rovesciò l’opprimente governo di Uguccione e acclamò Castruccio capitano del popolo. Con la signoria di Castruccio Castracani il comune raggiunge la sua massima potenza ed estensione: i suoi territori comprendevano a Nord la Garfagnana, a Ovest il litorale dalla città di Carrara fino a Pisa, ad Est la città di Pistoia (sotto il condominio di Lucca e Firenze), a Sud la Val d’Arno, seppur  costantemente contesa con la Repubblica di Firenze. Con questa viene ricordato il maggior conflitto che si ebbe nella battaglia di Altopascio, al termine della quale l’esercito fiorentino sconfitto fu rincorso fino alle mura di Firenze.
Vengono definiti delle sei miglia camaioresi i seguenti comuni: Montemagno, Gombitelli, Migliano, Valpromaro, Fibbiano, Santa Maria Albiano, Orbicciano e Fibbialla. Questi borghi, ognuno con le sue caratteristiche, sono accomunati da diversi aspetti quali le tradizioni, la cucina, il dialetto (a parte l’isola linguistica di Gombitelli). Per i più precisi è opportuno segnalare che si tratta di miglia romane per cui un miglio equivale a km 1,48 e quindi sei miglia equivalgono a km 8,88.